Non siamo il futuro, siamo il presente: perché è ora di dare il voto ai 16enni
di Emanuele Longheu, Consigliere comunale PD Ivrea

C’è una profonda distorsione democratica che continua a passare inosservata nell’agenda del nostro Paese. In Italia, a 16 anni si può lavorare, si pagano le tasse sul proprio stipendio, si risponde penalmente delle proprie azioni di fronte alla legge e si compiono scelte fondamentali sul proprio percorso di studi e di vita. Eppure, per lo Stato italiano, a 16 anni non si è abbastanza “grandi” per infilare una scheda nell’urna ed esprimere la propria idea di società.
Perché continuare a negare il voto ai sedicenni? La risposta più comune è la solita accusa di immaturità o disinteresse. Ma chi guarda le piazze, le scuole e le battaglie sui diritti, sul clima e sul futuro sa che i giovani esprimono spesso una visione politica e sociale ben più lucida e coraggiosa di molti adulti.
In una società segnata dall’invecchiamento demografico, l’assenza dei giovani dalle urne crea un disequilibrio drammatico: chi ha meno anni da vivere decide il futuro di chi ne ha di più. È così che le decisioni della politica continuano a ignorare la scuola, l’università, il diritto all’abitare, il lavoro precario e la tutela dell’ambiente, mentre si continua ad accumulare un debito pubblico improduttivo che ricadrà interamente sulle spalle delle nuove generazioni.
Garantire il voto ai 16enni non è un favore, un’agevolazione o una scorciatoia paternalista: è un atto di giustizia e di riequilibrio generazionale. Non si chiedono quote riservate, ma semplice rappresentanza. Il principio deve essere chiaro: meglio far decidere ai giovani, oggi, l’Italia in cui vogliono vivere, anziché vederli costretti a cambiare Paese domani.
Un appello a chi ha 16 anni (e soprattutto a chi ne ha di più)
La politica vi dice spesso che “siete il futuro”. Ma è una trappola retorica per dirvi “aspettate il vostro turno”.
Voi non siete il futuro, siete il presente.
La politica si occupa di voi ogni giorno, anche quando voi decidete di non occuparvi di lei: decide quante risorse assegnare alla vostra formazione, che tutele avrete nel lavoro e in che tipo di pianeta vivrete. Pretendere il diritto di voto non significa solo chiedere una tessera elettorale, ma rivendicare il potere di incidere sulle priorità del Paese.
Per questo, la battaglia per il voto a 16 anni deve diventare un’occasione di riscatto e di grande partecipazione democratica. Ragazzi, riprendetevi gli spazi, dibattete nelle scuole, abitate le sezioni, le piazze e le feste. Dimostriamo che la democrazia non è completa se lascia fuori la voce di chi il futuro deve ancora costruirlo.