Comunicato Stampa La guerra in Medio Oriente

L’improvvisa aggressione di Israele all’Iran costituisce una pericolosa escalation di una situazione di guerra nel mondo che rischia di allontanare, almeno a breve, la soluzione ai conflitti attualmente in atto.
Siamo profondamente convinti che i conflitti e le contrapposizioni culturali e politiche, ormai sempre più evidenti e accentuate, si possono e si debbano risolvere attraverso seri e forti momenti negoziali tra le diverse parti coinvolte.
Il terribile regime teocratico dell’Iran costituisce senza il minimo dubbio un sistema terribile di repressione e violenza di un popolo e un pericolo potenziale per tutto il mondo. E siamo convinti che quel regime debba essere contrastato per consentire la nascita e crescita di una vita democratica in quel Paese. Ma l’azzardo israeliano di voler cancellare di colpo quel regime attraverso una aggressione armata, come già successo nel recente passato in Iraq, Libia, Afghanistan, rischia di portare il mondo intero, ed in particolare il mondo occidentale, verso una situazione di estrema instabilità economica e sociale, e caratterizzata da una ripresa devastante del terrorismo.
L’aggressione israeliana voluta e perseguita da Netanyahu, che comporta dure conseguenze di ritorsione da parte iraniana verso Israele, è sicuramente legata anche, se non soprattutto, alla sua sopravvivenza politica. Infatti:
- Sposta il dramma di Gaza in secondo piano e blocca il crescendo della protesta internazionale che stava isolando Israele come non mai. E di conseguenza il dramma di Gaza continua ed anzi si accentua con l’esercito che spara sui disperati in attesa di aiuti per non morire di fame, ma non è più al centro dell’attenzione: l’operazione a Gaza può continuare.
- Costringe Trump a stare al suo fianco costringendolo a valutare l’entrata nel conflitto degli Stati Uniti.
- Le morti dei civili israeliani nei bombardamenti iraniani e le distruzioni materiali sono un danno collaterale previsto, calcolato ed accettato nel cinico disegno di Netanyahu. Anzi servono a compattare una nazione divisa che deve invece mobilitarsi contro la prospettiva della distruzione dello Stato di Israele.
- Evita per il momento la votazione del Parlamento israeliano sull’obbligatorietà del servizio militare per gli studenti delle scuole religiose, tema su cui il governo probabilmente cadrebbe, con la conseguenza delle elezioni anticipate, molto temute dal leader israeliano e contemporaneamente silenzia le proteste dei riservisti, scoppiate in tutto il Paese, impossibili in tempo di guerra.
E in questo scenario l’Europa balbetta in ordine sparso e non va oltre il generico comunicato del G7, snobbato platealmente da Trump. Meloni cerca di capire che farà Trump per accodarsi mentre ci vorrebbe una voce sola per affermare che siamo sicuramente convinti della necessità di un superamento della disgustosa e sanguinaria teocrazia iraniana con le sue mire nucleari ma che la guerra deve cessare e si deve tornare subito alle trattative per arrivare ad una soluzione diplomatica.
L’Italia e l’Europa devono premere con tutti i mezzi possibili per una cessazione delle ostilità e per una ripresa della trattativa e contemporaneamente per la fine di tutte le operazioni israeliane a Gaza e per l’ingresso immediato e massiccio degli aiuti umanitari e medici nella striscia, per il rilascio di tutti gli ostaggi ancora in vita e la restituzione delle spoglie mortali di coloro che purtroppo non ce l’hanno fatta, prodromo dell’avvio di trattative per la definizione dello stato di Palestina nel quale possano vivere tutti i palestinesi senza più la tirannia di Hamas e le angherie dell’esercito israeliano. Il riconoscimento dell’Europa della Palestina potrebbe rappresentare un viatico importante per l’avvio di questo processo.
L’Italia abbia il coraggio e la dignità di fare quanto hanno fatto recentemente Spagna, Irlanda e Norvegia: la necessità, senza se e senza ma, del riconoscimento dello Stato di Palestina. Un atto politico per uscire dai soliti inconcludenti, ripetitivi slogan fatti solo di parole e non di gesti concreti.
Il Partito Democratico, Circolo di Ivrea
Ivrea, 20 Giugno 2025